Non solo un personaggio

L’aveva fatta ridere, l’aveva fatta piangere, l’aveva fatta diventare zingara e dea, prostituta e spazzina, adolescente timida e ninfomane perversa, psicotica, ladra, criminale, carcerata, iniziata di sette sataniche. L’aveva fatta stuprare, umiliare, vendicare, ammalare, operare, abortire. Non c’era cosa che non avesse fatto accadere a Iris Zanna. Lei era la sua eroina, il personaggio da lui usato più spesso nei fumetti.
La disegnava personalmente, con i suoi capelli disordinati, gli occhi grandi, adolescenti, le labbra larghe, il fisico da femme fatale e gli abiti punk. Stava diventando un’ossessione, forse si stava innamorando di lei. Quasi si rammaricava del fatto che non potesse parlarci come con una donna reale, accarezzarla, farci l’amore; quando ci pensava gli veniva duro e si masturbava pensando a lei.
Si era chiuso in casa, aveva smesso di uscire, di mangiare, anche di dormire, per inventare nuove storie su di lei.
Fu quando decise di farle sparare alle tempie da un vecchio gangster cocainomane che lei iniziò a prendere vita propria. Stava disegnando la scena per poterla descrivere meglio, lei era nascosta dietro un muro scalcagnato con il fiato sospeso e le mani sugli occhi e lui proteso tutto verso quella parete di cemento, con una calibro 38 puntata sulla parte più esterna del muro. Il gangster gli somigliava come un sosia.
Il fumettista pensava a come descrivere l’inseguimento, non sarebbe morta, naturalmente, non avrebbe mai potuto privarsi di un personaggio così fico, voleva solo sfregiarla un po’, perché, si sa, i lettori sono sadici, e lui alla sua Iris ne aveva già fatte passare di tutti i colori: doveva inventarsi qualcosa di nuovo. Fu proprio mentre pensava a questo qualcosa che sentì il crack del foglio che si strappava. Fissò lo squarcio nella carta e si accorse che era abbastanza profondo ma ciò che lo lasciò allibito fu vedere che non solo il disegno di lei fosse scomparso, ma anche quello della pistola nelle mani di lui. A poco a poco quel foglio si gonfiava come un palloncino. Venne fuori prima una mano. Il fumettista indietreggiò.
Che cazzo sta succedendo?
La mano di Iris con le unghie smaltate di nero aveva volume e consistenza proprio come quella di una donna vera. Il foglio sotto le sue dita si era completamente accartocciato.
Il fumettista vide queste mani sudate aggrapparsi alla carta con presa felina. Immaginò che si trattasse di un suo delirio. Si avvicinò piano col fiato pesante per comprendere cosa fosse quella cosa che usciva di lì.
Quando fu abbastanza vicino da sentire l’odore di quelle mani, miscuglio tra sudore e profumo di iris, quando fu così vicino da distinguere le sfumature di nero lucido e opaco sulle sue unghie, si rese conto che non poteva trattarsi di un’allucinazione, stava avvenendo un miracolo.
Sono stato così bravo, pensava, da riuscire a dar vita a una donna vera. L’ho desiderata così tanto, che adesso lei viene da me per essere completamente mia.
Intento in tali considerazioni e auto congratulazioni, sobbalzò quando il crack della carta divenne uno straz e il quaderno su cui stava disegnando la bozza del fumetto andò in mille pezzi.
Una testa bionda tridimensionale sbucò dal foro nella carta e lo fissò con gli occhi di una tigre affamata.
Il fumettista provò insieme piacere e dolore. Era bello vederla lì, ma tutto il suo progetto era stato frantumato come carta straccia.
Iris spingeva le mani sulla scrivania e il suo viso assumeva una smorfia di sforzo muscolare. Una gamba nera di leggins lucido venne fuori come la zampa di un ragno e l’anfibio destro sbatté sulla scrivania sporcandola di terreno.
Il fumettista non si accorse che il suo quaderno si fosse ricomposto con la stessa velocità con la quale si era stracciato.
Poteva vedere chiaramente la pistola che aveva disegnato nelle mani del gangster incastrata al lato dell’anfibio della sua eroina. Era una calibro 38 perfetta, con tutti i chiaroscuri e gli effetti lucidi che aveva disegnato, il grilletto sottile, la canna doppia, smangiata da un lato, era uguale al suo disegno, solo che questa qui non sembrava affatto un disegno.
Iris venne completamente fuori in un balzo, si soffiò un ciuffo di capelli dal viso e gli puntò contro la pistola.
Il fumettista allungò le braccia e spalancò le mani sentendo i nervi tesi tra le dita.
Che fai? – tremò.
Adesso basta, sadico del cazzo, lo so che ti diverti a farmi soffrire ma ora è tutto finito.
Lei si avvicinava a passo felpato. Nella stanza si diffondeva un odore di iris e metallo.
Il fumettista non credeva ai propri sensi: la donna immaginaria che aveva sempre sognato era piombata da lui, era così vicino ai suoi sogni, se non fosse stato per quell’inutile dettaglio: che lei era armata e voleva ucciderlo.
Iris, tesoro, non fare così, ti prometto che d’ora in poi ti farò fare solo cose piacevoli
Zitto! - lo ammonì lei spingendogli la canna contro la guancia.
Il fumettista percepì la pipì sull’orlo e dovette stringere le chiappe per farsela risalire in vescica.
D’ora in poi – proseguì lei – io non sarò più un tuo personaggio.
Il fumettista agitò le braccia, sentiva il ferro freddo penetrargli la guancia.
D’accordo, d’accordo, come vuoi tu,vivrai qui, ti darò tutto quello che vuoi, sarai la mia regi…
Iris lo interruppe ancora.
Non hai capito un cazzo – sghignazzò – d’ora in poi sarai tu il personaggio e io sarò il tuo dio.
Queste parole gli fecero balenare in testa un’idea. Che sciocco, pensò, perché non ci aveva ragionato prima: lui per lei era dio, si stava ribellando ma sapeva di dipendere da lui. Così, adesso, con la paura nella pancia e il fiato amaro in gola, sapeva esattamente ciò che doveva fare.
Azzardò. Spostò con due dita la canna della calibro 38 dalle sue guance. Iris indietreggiò un attimo, colpita da quell’improvviso scatto di sicurezza.
Io ti ho creato – disse lui avvicinandosi e mettendole le dita nella scollatura dove sentiva ballonzolare due seni grossi e morbidi – e posso anche distruggerti.
Con l’altra mano strinse le chiappe lucide e sode della sua eroina e le strappò di dosso la tuta nera in pvc.
Lei lo spinse indietro, si guardò i grandi seni nudi dai capezzoli scuri, alzò le braccia e tastò il grilletto della pistola.
Sai bene, caro il mio artista, che mi hai creata indistruttibile.
Gli sparò tre volte, una alle tempie, una alla gola e un’altra al cuore. Il fumettista cadde a terra come un sacco insanguinato. Di lui non restò che sangue denso e scuro. E quell’odore metallico nell’aria.
Iris raccolse il sangue del fumettista con la pistola, risucchiato come da una siringa. Si mise alla scrivania e sparò un colpo sul foglio.
Il fumettista si trovò inseguito da un sosia gangster in una stradina in bianco e nero, accanto a un muro scalcagnato.

Ilaria Palomba

parole alle stelle